La nostrastoria

Immagina una stanza piccola e luminosa, in centro a Offida, il 5 febbraio 1961. Un tavolo, alcune sedie, documenti da firmare. Non sembra la nascita di un destino sportivo, eppure è così: lì prende forma la Polisportiva Offida, un patto tra cittadini per trasformare lo sport in educazione, carattere, identità.
All’inizio è un vortice di discipline: ciclismo, pugilato, atletica, tiro a volo, pallacanestro, pallavolo. Ma quel pallone rotondo, passato di piede in piede nei campi di periferia, inizia presto a dettare il ritmo del paese. Il Consiglio Direttivo guidato dal dott. Vitale Travaglini sceglie una rotta netta: organizzazione, serietà, settore giovanile, radici nella comunità. Il messaggio è chiaro: prima si formano le persone, poi i calciatori.
Le prime affiliazioni arrivano nel 1961; il 25 marzo 1963 la “Coppa Città di Offida” accende gli spalti; il 18 agosto 1963 l’affiliazione F.I.G.C. trasforma il sogno in campionato vero. Offida Calcio comincia a camminare con il proprio nome: domeniche di vento, polvere e bandierine, tra trasferte brevi e ritorni lunghi, con la città che impara a riconoscersi in una maglia.
Gli anni Sessanta e Settanta sono fatti di costruzione paziente: allenatori che spiegano, dirigenti che organizzano, volontari che ci mettono le mani e il cuore. Nel 1972 l’orgoglio scatta in prima pagina: “Un offidano in Serie A”. È Nicola Traini. Per i ragazzi di Offida significa una cosa semplice: “si può”. Quel pomeriggio, in tanti tornano a casa con l’idea che il campo sia una scuola di coraggio.
La linea educativa non si piega nemmeno nelle giornate storte: partite sospese, decisioni arbitrali controverse, sconfitte che bruciano. È proprio lì che la comunità cresce: spalti più pieni, mani in più per sostenere la società sportiva, sponsor che diventano compagni di viaggio. Offida Calcio impara a farcela insieme.


Poi arriva il 1988, e con esso una ferita trasformata in memoria: il nuovo stadio viene intitolato ad Alessio Piccioni. Il calcio di Offida si stringe attorno a un nome e a una storia che non verrà dimenticata. Ogni volta che la squadra entra in campo, quel nome ricorda a tutti perché si gioca: per crescere, onorare, appartenere.
A metà anni Novanta qualcosa scatta. I giornali parlano di “un anno per sognare”. Dietro il cancello d’ingresso, oltre la riga di gesso, si muove una seconda squadra: dirigenti, tecnici, volontari, famiglie, sponsor. È la cultura Offida: una squadra in campo e una dietro le quinte, regole chiare, disciplina, programmazione. La maglia non è più solo un simbolo: è un metodo.


Il sogno esplode nel 1997. Riviera delle Palme, San Benedetto del Tronto: uno spareggio contro l’Acquaviva, quasi 2.000 tifosi a cantare Offida. Il fischio finale spezza il fiato di tutti: Promozione, la prima della storia. Il presidente Gino Sabbatini parla di “impresa storica”, mister Giancarlo Iobbi stringe il gruppo come un abbraccio. Nomi che diventano racconti – Costantino Merlini, Sandro Vallorani – e tornano a casa come custodi di un risultato costruito con sacrificio e unità.
Da quel giorno, il “modello Offida” ha quattro cardini: settore giovanile al centro; allenatori competenti; trasparenza con territorio, imprese e istituzioni; memoria come bussola. Ogni stagione si ricomincia da lì, con la stessa promessa: crescere insieme.
Il nuovo direttivo
Fine luglio 2025. Uno scatto che somiglia a un ritorno a casa. Si insedia il nuovo Consiglio Direttivo della Polisportiva Offida, guidato dall’ing. dott. Alfredo Pellei. Con lui: Roberto Barbizzi, Livio Capriotti, Andrea Catalini, Valerio Lucciarini De Vincenzi, Maurizio Marucci, Pierpaolo Massa, Paolo Nespeca, Camillo Premici. Non è solo un cambio di nomi: è una dichiarazione d’intenti. Governance chiara, sostenibilità, radicamento cittadino, più spazio al vivaio, collaborazione con scuole e associazioni. Una visione che tiene insieme tradizione e futuro, connessa anche all’ecosistema di Offida United e all’energia del movimento giovanile locale.
Alfredo Pellei: dal centrocampo al tavolo delle decisioni
Alfredo Pellei non è un presidente qualsiasi. È stato capitano dell’Offida. Sa cosa significhi guidare in silenzio, prendere botte e responsabilità, scegliere la giocata giusta quando il tempo scorre veloce. Oggi, sul podio più alto della società, porta le stesse virtù di allora: serietà, disciplina, rispetto, responsabilità. La sua leadership è un ponte: dagli spogliatoi alla sala riunioni, dalla scivolata pulita al bilancio sostenibile. È la prova vivente che i valori sportivi, quando diventano valori manageriali, producono cultura e risultati.
Ecco perché questa non è solo la storia di una società sportiva. È la storia di una comunità che sceglie di riconoscersi in una maglia, ieri come oggi. È la sicurezza che i risultati arrivano quando i conti tornano, quando i giovani crescono, quando la memoria non è nostalgia ma direzione.
La palla è al centro. La partita ricomincia. Offida è pronta: campo, spalti, città. E una maglia, sempre la stessa, che non smette di parlare.
